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La campagna "L'Africa
non è in vendita!", promossa da undici organizzazioni della società civile
italiana, ha l'obiettivo di mobilitare, informare, sensibilizzare sugli
Accordi di Partenariato Economico che si stanno negoziando tra Unione
Europea e Paesi ACP, Africa in primis.
Accordi che parlano di apertura dei mercati del Sud del mondo, di
liberalizzazioni, di un modello di sviluppo che ha nei fatti ridotto alla
povertà milioni di persone in tutto il pianeta.
Scaricati i materiali,
diffondili ed aderisci alla Campagna.
Sostieni la mobilitazione
contro gli EPA
inviando un'email all'Ambasciata tedesca
La
lettera
consegnata all'Ambasciatore tedesco il 19 aprile
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I
materiali della campagna
Il libretto della Campagna
(pdf, 789 kb)
Piattaforma
(pdf,
118 kb)
Scheda sulla Campagna
(pdf,
109 kb)
Scheda sulla Campagna
(word,
189 kb)
Com.
stampa (pdf)
Com.
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Scheda
Africa
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Agricoltura
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Investimenti
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Servizi
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Migliaia di persone in tutto il mondo per ricordare che
"L’Africa non è in vendita!"
Per dire no agli Accordi di
Partenariato Economico (APE o EPA) il 19 aprile scorso in Italia la
Campagna "L'Africa non è in vendita!"* ha tenuto tre azioni parallele di
fronte all'ambasciata tedesca a Roma ed ai consolati di Napoli e Milano.
Sullo sfondo del rumore comune alle altre piazze, è stata inscenata una
vendita di pezzi di Africa tramite la firma di un "CONTRATTO DI SVENDITA"
tra i singoli cittadini acquirenti e il rappresentante della Ue, il
commissario al commercio Peter Mandelson.
L'Europa, infatti, sta negoziando con molta discrezione con 77 sue ex
colonie di Africa, Caraibi e Pacifico degli accordi commerciali che
vogliono aprire ai nostri prodotti la maggior parte dei mercati di questi
Paesi, in particolare agricoli e industriali, senza tener conto delle
conseguenze per lo più negative di tali provvedimenti.
Gli APE erano nati come accordi di cooperazione, ma i Paesi ricchi, primi
fra tutti quelli dell'Unione europea, si ostinano a pensare che la
priorità dell'Africa stia nell'integrazione nei mercati globali,
nonostante gli evidenti fallimenti delle politiche di libero commercio nel
portare un accresciuto benessere in ogni contesto e per tutte le fasce
della popolazione. Un'evidenza che diventa drammatica nel caso dei Paesi
africani, gli unici ad aver applicato con rigore negli ultimi due decenni
le ricette di aggiustamento strutturale e di liberalizzazione imposte
dalle istituzioni finanziarie internazionali, con risultati economici e
sociali fallimentari e una povertà in aumento.
Facciamo qualche esempio per chiarire quali potrebbero essere gli impatti
degli APE. Secondo uno studio della Ong britannica Christian Aid, gli
Accordi di Partenariato Economico faranno sì che il Ghana perderà circa 23
milioni di dollari in flussi commerciali con i Paesi dell'Africa
Occidentale, qualora dovesse aprire il proprio mercato all'Unione Europea
nello stesso momento dei suoi partner regionali. Lo Zambia, invece, dovrà
fare di circa 16 milioni di dollari, ovvero l'equivalente della sua spesa
annuale per contrastare il virus HIV/AIDS.
"L'apertura indiscriminata al mercato internazionale legherà ancora una
volta di più i destini dei produttori e dei piccoli coltivatori africani
alla speculazione e agli interessi delle grandi imprese" ha affermato
Alberto Zoratti di Fair. "Ci domandiamo se questo è lo sviluppo sostenuto
dall'Unione Europea, che sacrifica i mercati locali (compresa la
sperimentazione di filiere alternative) ed intere comunità sull'altare
degli interessi economici dei soliti noti" ha aggiunto Zoratti.
"Gli Epas non rappresenteranno la soluzione per i problemi di sviluppo per
i Paesi Africani, bensì il problema" ha dichiarato Roberto Sensi di Mani
Tese. "Le liberalizzazioni commerciali inchioderanno il continente
all'esportazione di materie prime seguendo un copione ormai noto iniziato
durante gli anni ottanta e novanta con i Piani di aggiustamento
strutturale della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale. Non
è pensabile che entro l'anno questi accordi vengano chiusi. Serve più
tempo per elaborare alternative, come previsto dallo stesso Trattato di
Cotonou" ha concluso Sensi.
Julius Moto della East Africa Farmer Federation (EAFF), che ha curato
l'analisi di medio termine condotta dai movimenti contadini sui negoziati
Epas per l'Africa orientale, ha spiegato al vice ambasciatore tedesco
Garbe le conseguenze negative di un'apertura dei mercati per i Paesi
Africani. "Milioni di contadini - ha dichiarato Moto - perderanno la loro
fonte di sostentamento schiacciati dalla concorrenza straniera ed esclusi
dai mercati locali".
L'iniziativa ed i presidi sono stati organizzati nell'ambito della
mobilitazione europea per sensibilizzare l'opinione pubblica sullo
scottante tema degli APE. Oggi, infatti, si sono tenute azioni in Austria,
Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Olanda, Polonia,
Spagna e Regno Unito. Inoltre una serie di manifestazioni ed azioni ha
avuto luogo anche nella Repubblica Dominicana, Barbados, Haiti, Santa
Lucia, Trinidad, Kenya, Uganda, Papua Nuova Guinea, Isole Samoa, Nanuato,
Isole Solomon, St. Vincent, Senegal Nigeria, Ghana, Burkina Faso, Sud
Africa, Tanzania, Malawi; Namibia, Zambia, Mozambico.
CAMPAGNA L'AFRICA NON E'
IN VENDITA!
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