|

di Giulio Marcon
Campagna Sbilanciamoci!
Settimana dal 18 al 30 settembre
La Finanziaria prossima ventura
Le linee guida della prossima legge
finanziaria -30 miliardi di cui la maggior parte tagli alla spesa
sociale: sanità, pensioni, enti locali- stanno provocando nel mondo
dell’associazionismo e delle campagne un giudizio molto preoccupato.
Poche risorse per il rilancio dell’economia, nessun investimento
nell’istruzione, nella ricerca, nel welfare. Ancora fumose le proposte
sulla politica fiscale: si sta discutendo sull’armonizzazione della
tassazione delle rendite al 20% e di una possibile reintroduzione della
tassa di successione. Su questo, ancora molte parole, ma nessun fatto.
Il rischio è che si seguano sempre le stesse ricette: tagli e non
riforme, contenimento delle spese (magari di quelle utili e socialmente
importanti) e scarsi investimenti. Il giudizio che Sbilanciamoci! ha
dato su queste linee guida della prossima legge finanziaria è molto
critico. Lo abbiamo ricordato allo scorso Forum di Bari: ben altre
sarebbero le misure da proporre ed intraprendere. Nel nostro documento
–che si può scaricare da www.sbilanciamoci.org - ne abbiamo elencate ben
67, realistiche, circostanziate e sostenibili.
Una finanziaria così va cambiata. La manovra va pensata in due anni, per
permettere di far maturare le entrate fiscali derivanti dalla lotta
all’evasione e dalle misure di giustizia fiscale che speriamo potranno
essere presto introdotte.
E poi servono misure concrete –che spesso non costano molto- di
riorientamento della nostra economia verso la qualità, la sostenibilità
e i diritti. Meno incentivi alla rottamazione delle macchine e più
pannelli fotovoltaici, meno spese militari e più risorse per la
cooperazione allo sviluppo, meno bonus bebè e più asili nido, meno TAV e
Ponti sullo Stretto e più riassetto idrogeologico del territorio, meno
(anzi, niente) soldi alle scuole private e più soldi alle Università e
alla scuola pubblica.
E’ questo il nostro programma minimo (con tante altre misure contenute
nel documento dei 67 punti), realistico e sostenibile che invitiamo a
sostenere per la prossima finanziaria.

di Alberto Castagnola
Settimana dal 10 al 17 settembre
La realtà di una “economia altra”
Le
esperienze di una economia diversa da quella attualmente dominante sono
in via di diffusione ormai da molti anni, in pratica da quando gli
aspetti più negativi dei processi di industrializzazione su scala
internazionale e di imposizione dei modelli di consumo illimitato hanno
coinvolto la metà di popolazione mondiale in grado di percepire e
spendere un reddito e sono emersi gradualmente in tutta la loro
drammaticità. Nello stesso periodo è aumentata e si è diffusa la
coscienza della gravità dei danni inferti all’ambiente e della
insostenibilità del modello complessivo, pena la irrecuperabilità di
molti meccanismi fisici e biologici del pianeta.
A questa prospettiva drammatica a scadenza ravvicinata si sono aggiunte
negli ultimi anni guerre e terrorismi, le cui cause sono da rintracciare
nella sempre più grave situazione in cui versano più di tre miliardi di
persone escluse di fatto dal mercato globale e che non vedono
possibilità concrete di miglioramento delle loro condizioni di vita
caratterizzate da povertà e povertà estrema.
I tentativi di avviare attività economiche che non rispondano alle
stesse logiche del sistema dominante non rispondono quindi ad astratte
esigenze filosofiche o etiche di un mondo diverso, ma cercano di
garantire la sopravvivenza ad una larga parte dell’umanità sofferente e
al pianeta che la ospita. Non si persegue un sogno ma si cerca di
inventare meccanismi radicalmente diversi, anche nei casi in cui le
attività intraprese hanno rapporti con il mercato e continuano ad essere
esposte alle sue molteplici e ben pianificate attrazioni.
Questa differenza di fondo spiega insieme sia la molteplicità delle
strade percorse, sia l’esigenza di sperimentare formule diverse, tutte
da rispettare e sostenere finché un valido modello profondamente
alternativo non avrà preso forma e consistenza (o forse più modelli
dovranno sostituire quello attuale).
E’ questo il motivo per cui in questa fase ancora embrionale sono
particolarmente temibili le approssimazioni e le confusioni e
soprattutto i tentativi del sistema di riportare i “ribelli” alle sue
categorie (essenziali per la sua sopravvivenza). E’ per queste ragioni
che le modifiche che si cerca di apportare alle imprese per renderle
“socialmente responsabili” non hanno nulla a che fare con l’economia
alternativa o solidale; analogamente, esperienze come le cooperative o
il terzo settore sono difficilmente confrontabili con le caratteristiche
che l’altra economia cerca di mettere a punto.
Contemporaneamente, errori, incertezze e fragilità delle iniziative
avviate nel sud del mondo e nei paesi occidentali devono essere
rispettate in quanto potrebbe essere ricercato nella loro affermazione e
diffusione il salvataggio del pianeta. Oggi queste affermazioni suonano
quasi ridicole tenendo conto delle dimensioni piccolissime del settore
sperimentale. Nei prossimi anni, con l’acuirsi delle crisi e il
moltiplicarsi dei conflitti, percorrere le vie della solidarietà invece
di quelle del profitto ad ogni costo potrebbe rivelarsi l’unica
soluzione alla quale ricorrere in tempi brevi.
|