La Redazione
redazione@faircoop.it
 

Coordinamento
Monica_Di_Sisto

Redattori
Gianluca_Carmosino
Deborah_Lucchetti
Luca Martinelli
Alberto_Zoratti

Collaboratori
Andrea_Baranes
Alberto_Castagnola
Roberto_Cuda
Luca_Martinelli
Antonio_Onorati
Vincenzo_Puggioni
Ardita_Rivera
Carlo_Testini
 

torna a
 [fair]watch

 

[fair]watch, uno sguardo a volo radente sulle altre economie, sul mondo delle imprese, sulla finanza e sul mondo diverso possibile. Una redazione di professionisti della comunicazione ed esperti di economia sociale e solidale, a fianco di [fair] per costruire la sostenibilità.

Questo è l'archivio degli editoriali del mese di settembre 2006.
In questo spazio trovi i contributi che in settembre
[fair]watch ha richiesto ad amici, compagni di strada.

 
 

 


di Giulio Marcon
Campagna Sbilanciamoci!

Settimana dal 18 al 30 settembre

La Finanziaria prossima ventura

Le linee guida della prossima legge finanziaria -30 miliardi di cui la maggior parte tagli alla spesa sociale: sanità, pensioni, enti locali- stanno provocando nel mondo dell’associazionismo e delle campagne un giudizio molto preoccupato. Poche risorse per il rilancio dell’economia, nessun investimento nell’istruzione, nella ricerca, nel welfare. Ancora fumose le proposte sulla politica fiscale: si sta discutendo sull’armonizzazione della tassazione delle rendite al 20% e di una possibile reintroduzione della tassa di successione. Su questo, ancora molte parole, ma nessun fatto.
Il rischio è che si seguano sempre le stesse ricette: tagli e non riforme, contenimento delle spese (magari di quelle utili e socialmente importanti) e scarsi investimenti. Il giudizio che Sbilanciamoci! ha dato su queste linee guida della prossima legge finanziaria è molto critico. Lo abbiamo ricordato allo scorso Forum di Bari: ben altre sarebbero le misure da proporre ed intraprendere. Nel nostro documento –che si può scaricare da www.sbilanciamoci.org - ne abbiamo elencate ben 67, realistiche, circostanziate e sostenibili.
Una finanziaria così va cambiata. La manovra va pensata in due anni, per permettere di far maturare le entrate fiscali derivanti dalla lotta all’evasione e dalle misure di giustizia fiscale che speriamo potranno essere presto introdotte.
E poi servono misure concrete –che spesso non costano molto- di riorientamento della nostra economia verso la qualità, la sostenibilità e i diritti. Meno incentivi alla rottamazione delle macchine e più pannelli fotovoltaici, meno spese militari e più risorse per la cooperazione allo sviluppo, meno bonus bebè e più asili nido, meno TAV e Ponti sullo Stretto e più riassetto idrogeologico del territorio, meno (anzi, niente) soldi alle scuole private e più soldi alle Università e alla scuola pubblica.
E’ questo il nostro programma minimo (con tante altre misure contenute nel documento dei 67 punti), realistico e sostenibile che invitiamo a sostenere per la prossima finanziaria.
 


di Alberto Castagnola
Settimana dal 10 al 17 settembre

La realtà di una “economia altra”

Le esperienze di una economia diversa da quella attualmente dominante sono in via di diffusione ormai da molti anni, in pratica da quando gli aspetti più negativi dei processi di industrializzazione su scala internazionale e di imposizione dei modelli di consumo illimitato hanno coinvolto la metà di popolazione mondiale in grado di percepire e spendere un reddito e sono emersi gradualmente in tutta la loro drammaticità. Nello stesso periodo è aumentata e si è diffusa la coscienza della gravità dei danni inferti all’ambiente e della insostenibilità del modello complessivo, pena la irrecuperabilità di molti meccanismi fisici e biologici del pianeta.
A questa prospettiva drammatica a scadenza ravvicinata si sono aggiunte negli ultimi anni guerre e terrorismi, le cui cause sono da rintracciare nella sempre più grave situazione in cui versano più di tre miliardi di persone escluse di fatto dal mercato globale e che non vedono possibilità concrete di miglioramento delle loro condizioni di vita caratterizzate da povertà e povertà estrema.
I tentativi di avviare attività economiche che non rispondano alle stesse logiche del sistema dominante non rispondono quindi ad astratte esigenze filosofiche o etiche di un mondo diverso, ma cercano di garantire la sopravvivenza ad una larga parte dell’umanità sofferente e al pianeta che la ospita. Non si persegue un sogno ma si cerca di inventare meccanismi radicalmente diversi, anche nei casi in cui le attività intraprese hanno rapporti con il mercato e continuano ad essere esposte alle sue molteplici e ben pianificate attrazioni.
Questa differenza di fondo spiega insieme sia la molteplicità delle strade percorse, sia l’esigenza di sperimentare formule diverse, tutte da rispettare e sostenere finché un valido modello profondamente alternativo non avrà preso forma e consistenza (o forse più modelli dovranno sostituire quello attuale).
E’ questo il motivo per cui in questa fase ancora embrionale sono particolarmente temibili le approssimazioni e le confusioni e soprattutto i tentativi del sistema di riportare i “ribelli” alle sue categorie (essenziali per la sua sopravvivenza). E’ per queste ragioni che le modifiche che si cerca di apportare alle imprese per renderle “socialmente responsabili” non hanno nulla a che fare con l’economia alternativa o solidale; analogamente, esperienze come le cooperative o il terzo settore sono difficilmente confrontabili con le caratteristiche che l’altra economia cerca di mettere a punto.
Contemporaneamente, errori, incertezze e fragilità delle iniziative avviate nel sud del mondo e nei paesi occidentali devono essere rispettate in quanto potrebbe essere ricercato nella loro affermazione e diffusione il salvataggio del pianeta. Oggi queste affermazioni suonano quasi ridicole tenendo conto delle dimensioni piccolissime del settore sperimentale. Nei prossimi anni, con l’acuirsi delle crisi e il moltiplicarsi dei conflitti, percorrere le vie della solidarietà invece di quelle del profitto ad ogni costo potrebbe rivelarsi l’unica soluzione alla quale ricorrere in tempi brevi.

 

 

Potete leggere le notizie più importanti di [fair]watch nella sezione omonima di [fair]days, la newsletter mensile di [fair]