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Eventi
Dal G8 di Genova alla Laudato sì, alla Carta di Genova. Il Giubileo del debito?
2 agosto 2016
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Il 19 Luglio, a 15 anni dal G8 di Genova e durante il Giubileo della Misericordia, è stata scelta proprio questa città per risvegliare l’attenzione su un tema di primaria importanza politica e sociale e spesso sottovalutato dall’opinione pubblica. Da Genova parte l’appello per una campagna popolare per l’annullamento del debito illegittimo.

Il 19 Luglio 2016, a 15 anni dal G8 di Genova e durante il Giubileo della Misericordia, è stata scelta proprio questa città per risvegliare l’attenzione su un tema di primaria importanza politica e sociale e spesso sottovalutato dall’opinione pubblica.

L’incontro si è svolto al Palazzo Ducale in collaborazione con la Fondazione Ducale, il Comitato per l’annullamento del Debito (Cadtm), il Comitato Piazza Carlo Giuliani e con la partecipazione di Eric Toussaint, Padre Alex Zanotelli, Francesco Gesualdi, Guido Viale, Marco Bersani, Marco Bertorello, Mons.Tommaso Valentinetti, Mons. Giovanni Ricchiuti, Antonio De Lellis, Chiara Filoni, Deborah Lucchetti Francesca Coin, Matteo Bortolon.

Riportare l’attenzione sul debito è oggi di particolare importanza, in una situazione sociale piena di indifferenza e al contempo di paura e di barriere culturali che sembrano allontanare i cuori dei popoli l’uno dall’altro. Proprio il tema del debito, infatti, tocca dinamiche che alla radice hanno favorito questa separazione, preparando il clima di sconforto e rassegnazione che ha colpito tanto i cosiddetti Paesi in Via di Sviluppo che il mondo occidentale.

E proprio il debito ora collega questi due mondi fino a poco fa considerati economicamente così diversi, divenendo un tema che unisce e schiaccia tutti.

L’universalità del messaggio è già chiara dalla pluralità dei movimenti e delle culture che hanno organizzato il seminario di Genova, dove si sono alternati interventi e proposte provenienti dal mondo cattolico e da quello laico, uniti per un obiettivo comune.

Lo scopo è duplice: riflettere ed agire, insieme.

Mentre prima la questione sembrava essere di pertinenza esclusiva dei paesi del così detto “Terzo Mondo”, ora anche in Europa il debito è divenuto mezzo per far prevalere i diktat della finanza che, attraverso politiche di austerity e asfissianti vincoli di bilancio, impone misure di privatizzazione che sommergono tutti, favorendo l’appropriazione privatistica dei beni comuni e l’imposizione di politiche liberiste ritenute ormai obbligatorie e ineluttabili.

Durante la giornata è stato citato Adabayo Adedeji, dell’African Center for Developement and Strategic Studies, quando afferma “Il debito demolisce le scuole, gli ospedali e le cliniche e i suoi effetti non sono meno devastanti di quelli di una guerra”. In quel caso le sue osservazioni nascevano dal riscontro degli effetti del debito sulle realtà africane che oggi sono gli stessi rintracciabili anche nelle nostre economie mature. Oltre al colpire direttamente il welfare, la cultura del debito favorisce spinte isolazionistiche, risvegliando pericolosi nazionalismi che nutrono i conflitti e favoriscono il terrorismo, la guerra diffusa che oggi colpisce indiscriminatamente tutti. A questo si aggiunge uno svuotamento della democrazia reale e una mancanza di capacità di azione a tutela della volontà collettiva e del bene comune, minacciate dalla imposizione dell’estinzione di un debito perpetuo che si autoalimenta attraverso gli interessi.

Già al G8 di Genova nel 2001 era stata lanciata la proposta di risvegliarsi da questo strangolamento che lasciava i paesi poveri vittime di un ricatto mortale, dovendo questi accettare condizioni capestro che favoriscono l’espropriazione delle loro risorse a vantaggio delle lobby multinazionali e finanziarie, un saccheggio perpetrato grazie all’obbligo di pagare gli interessi sul debito. Ciò che fece paura di quel movimento era la visione sistemica che metteva insieme i problemi e ne dava una lettura ampia svelando i meccanismi strutturali che oggi più che mai minacciano le economie del mondo intero. Fece paura mettere insieme culture diverse e competenze critiche con capacità di azione collettiva, pronte a fare luce e ad agire su un meccanismo economico che produce schiavismo e impedisce la partecipazione attiva alla vita politica.

Il seminario è stato l’occasione soprattutto per porsi una domanda fondamentale: è legittimo continuare a pagare un debito o meglio gli interessi su un debito che brucia i beni comuni a favore di pochissimi interessi privati?

Di qui la proposta di avviare un Audit democratico e popolare del debito pubblico italiano finalizzato alla valutazione della sua legittimità. Per riappropriarsi, come cittadini sovrani, della capacità di leggere i bilanci e le loro conseguenze sulla vita pubblica, sui diritti e sul welfare ma anche ridare senso ad una democrazia quasi decotta.

Guardando alla storia recente possiamo vedere come già altri paesi, ad esempio in Grecia ed in Ecuador, hanno fatto un percorso di indagine sul proprio debito pubblico dimostrando che in larga parte si trattava di debito illegittimo. Da tempo, anche nel nostro paese, sono iniziati percorsi di Audit del debito in diversi territori e comuni (Roma, Napoli, Parma, Livorno etc…) e proprio a partire da queste esperienze è stato avviato anche in Italia il percorso per la nascita del Comitato per l’abolizione dei debiti illegittimi (Cadtm Italia), che mette al centro l’annullamento del debito illegittimo quale punto nodale per un’economia e una finanza più giuste e solidali.

Solo insieme è possibile avviare un percorso comune e ambizioso per promuovere un diverso modello sociale ed economico, scongiurare gli effetti della dittatura invisibile della finanza e risvegliare le coscienze sulla necessità di proteggere i beni comuni. Per questo da Genova è partita la Carta che sancisce la volontà avviare la Commissione di indagine e di verità sul debito pubblico italiano.
Tutti e tutte siamo chiamate a fare la nostra parte; da settembre si muoveranno i primi passi organizzativi per dare gambe concrete alla Carta di Genova e fare nascere la sezione italiana del Comitato per l’annullamento del debito illegittimo (Cadtm).

Scarica la Carta di Genova